• Bruno Pietrini 

    Sono nato nel marzo del 1950 a Piombino e due anni dopo è arrivato Fabio, mio fratello. Diciamo che il Signore ci ha pensati in modo complementare: l'esuberanza e la voglia di stupire da una parte, la riflessione e la logica euclidea dall'altra. Di sicuro Beppe, nostro padre, ci ha equipaggiato entrambi della determinazione necessaria per arrivare in fondo alle nostre idee. Gli anni 70 erano complicati, sta per concludersi la "Commedia all'italiana", al sorriso si sostituisce la visione drammatica della realtà, le condizioni socio-economiche e politiche mutano: dai radiosi decenni precedenti si arriva al progressivo inasprimento dello scontro sociale e politico, con l'irruzione del terrorismo, della crisi economica, e di un diffuso senso di insicurezza. Nella Piombino di quegli anni tale stato d'animo è percepito trasversalmente, arriva ovattato, ci si sente sicuri sotto l'ala delle grandi Acciaierie: la crisi economica sembra una minaccia lontana. La grande azienda assicura il sostegno alla famiglia, la serenità. Chi è in età da lavoro imbocca la strada del posto fisso. Tuttavia c'erano troppi compromessi che non potevo accettare con me stesso, ed ho assecondato la mia natura accettando la mia prima grande sfida: nonostante la non florida condizione economica della mia famiglia, rinuncio al lavoro sicuro per gettare le basi della futura azienda. 1975, era arrivato il momento di inventarsi un mestiere. Regola numero uno: osservare in maniera analitica e domandarsi che cosa ci sia di migliorabile. E quindi: da un problema, un'opportunità. Questo motto mi accompagnerà per tutta la mia futura esperienza. Solo qualche mese fa ho scoperto che già Galileo aveva detto qualcosa di simile, ma giuro di non averlo mai incontrato nei campi intorno casa… Mio padre Beppe aveva in affitto alcuni ettari di terreno ai Diaccioni che coltivava per terzi soprattutto a vite, ed io lo aiutavo nel lavoro quotidiano e intanto, per passione, riparavo motori, li smontavo, li assemblavo. Mia madre Iolanda accudiva la casa e vendeva il raccolto di frutta e verdura. Fabio era da poco stato assunto in Magona come strumentista. La lavorazione tra i filari aveva delle pecche e me ne accorgevo tutti i giorni sulla mia pelle. C'era infatti un enorme dispendio di fatica e di tempo. Pensai allora di realizzare un argano che, azionato da una macchina rudimentale, trainasse un aratro di misura adatta per passare tra i filari: questa soluzione permetteva di evitare la fatica della vanga e faceva risparmiare tempo. Nel giro di pochi giorni costruii il mio ed il passa-parola fece il resto I contadini della zona di Salivoli comprarono i primi 10 argani e da lì venne il primo guadagno. Attrezzai un'officina nella stalla che avevamo sotto la nostra casa, tra una scuola elementare e la famiglia vicina. Qualche anno dopo, appena mi è stato possibile, ho acquistato quella casa per i miei genitori. Prima ancora della mia. Il passo successivo fu convincere Fabio, mio fratello, ad unirsi a me in questa sfida e Fabio lasciò la Magona d'Italia. Era il 1977, insieme fondammo l'azienda "Fratelli Pietrini". Un pomeriggio stavamo armeggiando in quello stesso fondo quando vedemmo un signore distinto che osservava con minuziosa attenzione il nostro lavoro. Non era lì per noi ma per nostra madre, non voleva aggiustare un motore ma comprare della verdura. Eppure quella visita casuale gettò le basi dell'azienda che oggi conosciamo. La nostra attività iniziava pian piano ad ingranare grazie a piccoli lavoretti, ma non avremmo mai sperato in una simile opportunità. L'ingegner Politi, allora stimato Direttore della Dalmine, vide la volontà e la passione con la quale lavoravamo e ci affidò, al buio, un grosso incarico: la linea per la marcatura dei tubi, apparecchiatura tutt'ora in uso. La macchina fu apprezzata e da quel momento iniziarono ad arrivarci commesse da clienti sempre più grandi. Nel 1980 è arrivato il primo brevetto marcato Fratelli Pietrini. Abbiamo progettato, realizzato e messo a punto la Mangiasassi: una macchina in grado di frantumare i sassi che incontra al suo passaggio sul terreno agricolo. All'epoca uno strumento piuttosto importante soprattutto in certe zone molto sassose. Il lavoro stava aumentando e avevo bisogno di persone affidabili pronte a darmi una mano. Quello che più mi interessava era (ed è ancora oggi) la volontà e il non aver paura di durare fatica, il mestiere s'impara dopo. Andai a fare una girata sul porto di Piombino, e trovai Massimo Poli sulla banchina sotto il sole che scaricava le sardine, gli dissi: - vieni a lavorare con me -. Lui lasciò cadere la cassetta, abbandonò le sardine al loro destino e fu dei nostri Da 35 anni è il capoofficina. Pochi giorni dopo fu il turno di Renato Cicconi. Mi ricordo che stava lavorando la terra a testa bassa e gli urlai dal campo - Renato com'è costì? Voi venì a lavorà con noi? – risposta: - si, bada finisco qui e vengo – e così fece. Domenico Temperini. Era un ragazzetto, faceva il barbiere e ogni 10 giorni, puntuale, bussava alla porta e mi diceva – cerco lavoro, ce l'hai? - Alla decima volta mi dissi che se fosse tornato l'avrei accontentato. Ed ecco Domenico: - cerco lavoro, ce l'hai? – e io: ci si vede domattina -. Oggi è uno dei migliori meccanici che abbia mai visto. La Rossana invece veniva a fare le fatture nella stalla/officina nel doposcuola di ragioneria. Aveva 14 anni! Le prestavo il motorino. Ora ha in mano tutta l'amministrazione del gruppo. Nel 1985 abbiamo acquistato il primo capannone. Oggi il Gruppo SIDERpiombino SpA si estende su 34.000 mq di terreno industriale e dispone di 9.000 mq di capannoni coperti, suddivisi tra officina meccanica e carpenteria, di 600 mq di uffici oltre che di un impianto di sabbiatura e verniciatura. Poi, nel 1987, arriva la seconda donna, Marella Picchi. Lavava le macchine all'autolavaggio di suo padre con una tale impegno che gli dissi - cerco un'impiegata amministrativa e vorrei tua figlia – tutti d'accordo! Stessa storia con Giacomo Pazzagli, fratello dell'ex sindaco di Suvereto, e Mario Lisi, in azienda a soli 17 anni. Tutti hanno lavorato sodo, con passione e sacrificio. Il loro comune denominatore è la forza di volontà. Sono loro che hanno fatto l'azienda. E nel 1990 siamo diventati la SIDERpiombino srl. Il secondo grande salto quando sono arrivate le commesse dalla Lucchini. Mi imbattei in un giovane e brillante ingegnere livornese, Giacomo Iacovazzi. Mi consegnò il suo primo progetto esecutivo a 28 anni. Oggi ha un curriculum unico in tutta Italia ed ha in mano il nostro ufficio tecnico. Nel 1999 abbiamo realizzato la gru a portale doppio bitrave per lo stoccaggio di rotaie da 108 metri, l'unica macchina al mondo in grado di sollevare e movimentare rotaie di simili dimensioni senza che queste si flettano. L'anno successivo è la volta della gru a braccio per il carico delle bramme da pontile, e, successivamente, dello scaricatore per lo scarico delle materie prime con produttività fino a 1800 tonnellate/ora. In tutto il gruppo adesso siamo oltre 100 ed in certi momenti, con l'indotto, si arriva anche a 400/500. Ciò che mi fa credere che sono sulla strada giusta è quando uno dei miei mi porta suo figlio e mi chiede di insegnargli un mestiere così come ho fatto con lui 20 anni prima. Nel 2004 abbiamo pensato, progettato, realizzato e messo in funzione la prima centrale cogenerata a biomasse d'Italia. È del 2005 il passaggio a Società per Azioni. Sono profondamente convinto che ciò che è stato fatto e stanno facendo all'Africa debba essere riparato, per cui dal 2012 ho aperto collaborazioni con alcune delle zone più belle e maltrattate di quello splendido continente. Sono come eravamo noi nel dopoguerra. E questo sarà il futuro. Insegnare a quei popoli a cavarsela con le proprie forze. L'attuale scommessa della SIDERpiombino SpA.

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